venerdì 3 aprile 2009

Rimasta senza parole per quanto detto da Brunetta a proposito delle impiegate statali che "scappano dall'ufficio per fare la spesa e poi tornano furtivamente al lavoro" riporto le parole di Natalia Aspesi da un articolo di Repubblica di oggi.

 
E questo è il resto."Quando un uomo, anche se è un ministro come Brunetta, ficca il naso nei tempi delle donne e dice la sua e suggerisce, consiglia auspica o proibisce, vuol dire che non ha la minima idea di come esse vivano. Di quali responsabilità siano gravate, di quanto siano sole nell'organizzazione pratica della famiglia, di quante a molte pesi non poter far carriera proprio perché la spesa qualcuno deve pur farla, chissà come, nove volte su dieci tocca a loro. Anche se sono dipendenti statali. Facile fare il padrone, il capufficio, il ministro maschio che può dire "non voglio più": di sicuro non vorrebbero neanche le donne, perché sanno che quel tran tran di corsa, cariche di odiosi sacchetti di plastica, allunga la distanza verso una promozione, le mette in condizioni di inferiorità rispetto ai colleghi che al massimo, tranne qualche eccezione, se se la svignano dai famosi tornelli è per bere un caffè. Ancora più antipatico è sgridare le donne che lavorano come se fossero delle sciocchine perditempo, per trovare una scusa in più, in questo caso assurda, per mandarle in pensione più tardi, quando vanno gli uomini. Vai a fare la spesa nell'orario di lavoro? Allora ti meriti di lavorare 5 anni in più, è questo il ragionamento dello scintillante ministro maschio che praticamente si sente padre padrone di intere categorie umane, e le bastona, metaforicamente, per rimetterle in riga. Può essere giusto ritenere disdicevole lasciare il lavoro per andare al supermercato, può essere anche logico pensare che l'età pensionabile dovrebbe essere uguale per tutti, uomini e donne. Ma dipende in che paese lo dici e lo pretendi, secondo il comportamento dei suoi uomini e i servizi che lo Stato assicura. va bene forse in Svezia (ma anche lì non sempre) dove già dalle scuole elementari i bambini ambosessi imparano i lavori domestici e dove l'assistenza alle lavoratrici, alle madri, ai bambini, è tutta estesa. Delle famose pari opportunità rappresentate da noi da un gentile ministro che per sua fortuna di opportunità ne ha molte oltre la parità, se ne parla da decenni, un po' ottenendole, un po' perdendole soprattutto ritagliandole a caso ove è possibile. Siamo d'accordo che la spesa sarebbe meglio farla fuori dall'orario di ufficio, anzi saremmo molto più contente di poterla fare con agio, confrontando prezzi e offerte senza dover affannarsi per non perdere tempo. Ma chissà se il ministro maschio ha mai seguito una lvoratrice del tipo che disprezza per fannullaggine, di quelle che vanno e vengono per ore su autobus e treni, che portano i bambini a scuola dopo aver rassettato la casa,  che al ritorno cucinano e stirano  fanno fare i compiti e fanno i conti per poi trovare il tempo di pagare le bollette e portare i bambini dal dentista, a preoccuparsi per i genitori, e curare il marito che solitamente a 37,2 di febbre, si dichiara moribondo. Certo ci sono mariti che si danno da fare e sono più abili di una colf, ma anche quelli che si stravaccano davanti alla televisione in attesa che l'ingranaggio domestico funzioni perfettamente in mano probabilmente ai famosi magici sette nani. Allora il ministro maschio dovrebbe ribaltare il senso delle sue villanate; non, prima lavori fino a 65 anni e non fai la spesa quando sei a lavoro, poi con i soldi che risparmiamo (non danno più lo stipendio?) ti diamo i famosi ammortizzatori sociali che nessuno sa bene cosa siano. Come se lo dicesse la Littizzetto: ministro, cominci a mettere le donne in condizione di non doversi sbattere tutto il giorno per stipendi modesti magari fornendo ogni  indispensabile servizio sociale, poi chieda loro di fare la spesa dopo il lavoro e di lavorare qualche anno in più. Lei fa parte di un governo delle libertà (anche se praticamente le sta togliendo tutte), efficiente, moderno, sorridente, in grado di superare ogni crisi: cominci allora anche lei a non dire cose da anno '50, a frenare il suo fastidio per le donne, che non si usa più, neppure tra i ministri. Quanto alle ragioni per cui le donne vincono i concorsi ma non fanno carriera, la ringraziamo di averlo notato e di essersi chiesto come mai: sapesse quanto se lo chiedono anche loro, con grande amarezza, ma tutte le risposte risultano insufficienti e bugiarde". 

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