venerdì 5 dicembre 2008

Carissime,
mercoledi 3 dicembre eravamo solo in sei, ma abbiamo deciso comunque di analizzare i questionari che avevamo a disposizione (nostri e di amiche prestatesi) per verificarne i punti di criticità. E questi vi illustro.

2. In che cosa ti senti diversa dai tuoi coetanei maschi?
Alcune delle risposte proposte ci sono sembrate raggruppate in diadi ridondanti, ad esempio
a. costituzione fisica / c. caratteri sessuali : preferiamo lasciare la sola opzione ‘a’ eliminando la ‘c’ che da ‘a’ è comunque inclusa.
l. volontà di autoaffermazione / m. volontà di primeggiare: lasciare la ‘l’ ed eliminare la ‘m’.
3. Qual è l’elemento che a tuo avviso ti accomuna maggiormente alle tue coetanee?
3bis. E quale quello per cui ti senti maggiormente diversa da loro?
Abbiamo analizzato le risposte fornite a queste due domande e abbiamo rilevato, discutendone insieme, un disagio comune a rispondere causato dal termine ‘coetanee’, sia perché la nostra pratica di relazione con ‘le altre’ si esprime secondo una modalità esclusivamente trans-generazionale, sia perché il termine offusca la finalità delle due domande, che è quella di testare il ‘punto a cui sei insieme/rispetto alle altre’.
Ci sembra opportuno quindi sostituire “tue coetanee” con “altre donne”: la lettura sincronica delle risposte è comunque rilevabile chiedendo di scrivere l’età a chi compila il test.
4bis è da correggere in 5, e 5 da correggere in 5bis (ambiti di vita figlia/madre e madre/nonna)
Ci sembra opportuno limitare a 1 sola l’opzione fra le 4 proposte, per far emergere nella lettura ‘il’ nodo pregnante di cambiamento.
6. C’è un obiettivo specifico per cui ti batteresti come donna?
Marzia ha espresso l’urgenza di veder specificata la collocazione identitaria: ha senso parlare di ‘identità di genere’ fuori da una chiara scelta di collocazione etnica, politica, culturale?
Al gruppo è sembrato che la ‘scelta di collocazione’ possa comunque emergere dal testo delle risposte piuttosto che dal presupposto della domanda. Propongo comunque che su questo punto torniamo a riflettere nel prossimo incontro.
7. Come spiegheresti l’espressione “identità di genere” a una sorella…?
Per facilitare la risposta a chi non ne conosce il significato, abbiamo proposto di riformulare la domanda così:
“Hai mai sentito parlare di “identità di genere”?
no
si: Come spiegheresti l’espressione…?

Ci è sembrata poi molto convincente la proposta di una studentessa che si è unita per la prima volta al gruppo (perdonami, non ricordo il tuo nome), di aggiungere dopo la domanda 7 il punto
8. Associa tre termini alla parola “donna” che potrebbe restituirci un campionario intrigante di significati espressi. E’ ovvio che l’attuale 8 diventerebbe 8bis.
Crediamo inoltre opportuno inserire una domanda finale, non numerata:
Ti è piaciuto fare il test?
Si
No
Perché?
per poter esprimere le sensazioni provocate da un riflettere su di sé che per alcune donne non è un terreno di confronto così scontato ed abituale.
Note finali: necessità di lasciare più spazio per il testo libero, e comune apprezzamento per il titolo del test suggerito da Valentina, abbastanza neutro da non veicolare le risposte, vagamente allusivo all’8 marzo delle donne.
Vi saluto aggiungendo al mio post un’email inviatami da una neo-laureatasi con una tesi sull’identità di genere, Chiara Collamati, che non può essere presente fisicamente ai nostri incontri perché ha abbandonato Siena, ma a cui avevo dato il questionario perché lo testasse insieme a noi. Le sue riflessioni mi sono sembrate sorprendenti, perché ripercorrono punto per punto, e con grande lucidità, il percorso da noi seguito nell’incontro di mercoledi. E’ una cara amica, per il momento, forse, per voi solo virtuale.
Un bacio a tutte. Lascio la parola a Chiara:

“Cara Pina,
nonostante non ci conosciamo, mi permetto di usare toni confidenziali e darti del tu…Spero di non esser inopportuna, ma dato il contesto di vicinanza femminile e la comunanza di interessi relativi a questo ambito, mi risulta difficile e innaturale usare atteggiamenti formali e troppi convenevoli.
Innanzitutto mi scuso per lo scarso tempismo con cui ti contatto…
Dunque, ho letto e compilato il questionario che mi hai consegnato.
Essendo rivolto ad un pubblico vasto ed eterogeneo, condivido la semplicità e l’immediatezza con cui sono formulate le otto domande; tuttavia, se posso esprimere un mio personale parere, trovo che pecchi di un eccesso di genericità: è difficile rispondere riferendosi a categorie o gruppi di appartenenza ( come nel caso di ‘coetanei maschi’, o ‘le differenze/somiglianze con le tue coetanee’).
Da parte mia, preferirei fosse più mirato e maggiormente rivolto all’esperienza personale, al proprio modo di vivere ed esperire l’essere donna. Qual è il/i significato/i che ognuna attribuisce al suo essere donna, al termine ‘femminile’ che viene costantemente accusato di essenzialismo,ma che varia da cultura a cultura, da generazione a generazione, da persona a persona. Insomma, prima di chiedere “ti piace essere donna?”(domanda n. 8), chiederei “ Che significa per te essere donna?” “di quali significati, valori/disvalori investi il tuo sito del femminile?”.
E soprattutto va, a mio avviso, sottolineato il posto che ognuna attribuisce al significante ‘donna’, alla locuzione ‘in quanto donna’, cioè alla priorità o meno che l’identità di genere assume rispetto ad altre identità: etnica,geografica, socio-politica, familiare, culturale, etc, etc…Questa precisazione va fatta contestualmente alla domanda n. 6: “c’è un obiettivo specifico per cui ti batteresti come donna?”
Inoltre, la domanda n. 2 la ripenserei totalmente: ci sono opzioni che secondo me possono equivalersi tipo: costituzione fisica/forza fisica, rapporto con la famiglia d’origine/educazione ricevuta,volontà di autoaffermazione/volontà di primeggiare… per alleggerire un po’ quell’elenco che trovo ridondante. Poi ho delle perplessità sull’opzione ‘c’: che significa sentirsi diversi dai coetanei maschi per ‘caratteri sessuali’? Il riferimento è al puro dato biologico, o al modo di vivere il rapporto con il proprio corpo?
La prima domanda, infine, la formulerei diversamente, ad esempio:
“in questo periodo storico è possibile, e se sì sotto quali aspetti, affermare l’uguaglianza dei sessi?”:
a. non è possibile.
b. dal punto di vista giuridico e del riconoscimento dei diritti fondamentali.
c. dal punto di vista delle opportunità lavorative e dell’affermazione professionale.
d. dal punto di vista dell’immaginario collettivo e delle tradizioni culturali.
e. a livello del vissuto personale, dell’esperienza di ognuno con il proprio corpo e la propria sessualità.
Ecco…questo è quanto mi è venuto in mente riflettendo sul questionario…Spero di aver fatto osservazioni pertinenti e che possano risultare -anche in minima parte- utili ai fini della vostra ricerca e della crescita del vostro progetto.
Ah, infine, approfondirei l’aspetto della maternità sia nei termini del rapporto con la madre –come e in che misura la figura materna ha influenzato ed inciso sul modo che ognuna ha di sentirsi donna e di vivere la propria femminilità-, sia nei termini della specificità che l’essere madri conferisce alle donne.
Con l’auspicio di continuare a seguire il vostro percorso, benché a distanza ed indirettamente, ti mando i miei più sinceri saluti.
Buon lavoro…
Chiara”

1 commento:

teresa ha detto...

Care ragazze
ho letto con attenzione il report di Pina riguardo all’ultimo incontro e in linea di massima sono d’accordo con le vostre osservazioni. Ci sono però alcune considerazioni che vorrei fare, e poiché non sono sicura di rientrare a Siena in tempo per il prossimo incontro del 10, le posto come commento prima di dimenticarle.

3 e 3bis: è vero che la relazione con “le altre” si svolge secondo una modalità trans-generazionale (cosa che vale per la pratica relazionale in generale e, quindi, anche con gli uomini), ma penso che i punti di contatto così come le differenze acquistino una valenza diversa a seconda che ci si relazioni con donne appartenenti ad una generazione diversa e, a parità di generazione, di diversa cultura o appartenenza etnica. Perciò non toglierei l’indicazione “coetanee”, perché non credo che basti l’indicazione dell’età per capire rispetto a chi ci si confronta. Più semplicemente, una donna di trent’anni avrà un sentimento di comunanza o lontananza diverso se si rapporta a donne di trent’anni piuttosto che a donne di venti o di sessanta, così chiedere in generale “rispetto alle altre donne” non ci permette, secondo me, di capire quali sono i termini del confronto.

5 e 5bis: non ho ben capito perché affidare ad una sola opzione (quale delle quattro?) l’individuazione del cambiamento/evoluzione intercorso tra le generazioni. D’altra parte le quattro opzioni mi sembrano tutte molto pregnanti e significative di importanti e non trascurabili ambiti di vita.

6: sono d’accordo con Marzia che sarebbe importante contestualizzare il sentimento identitario all’interno di una precisa collocazione etnica, culturale, politica, anche se non capisco in che senso si parli di una “scelta di collocazione”. Non credo, infatti, (tranne che per la politica) si “scelga” l’appartenenza etnica o culturale. Ritengo, però, importante l’indicazione della provenienza accanto all’età perché sono convinta faccia ancora molta differenza l’area geografica in cui si cresce, e anche se la nostra indagine si svolge all’interno dell’università di Siena le nostre interlocutrici non sono solo senesi o toscane, e sarebbe interessante confrontare le risposte anche sulla base di questo dato.

8: è intrigante l’idea di associare tre termini alla parola “donna” ma mi suscita qualche perplessità. Mi sembra si corra il rischio di incoraggiare un’etichettatura quando, invece, delle etichette vogliamo disfarci e, inoltre, mi sembra una domanda difficile a cui rispondere, almeno per quanto mi riguarda.

D’accordo per l’ultima domanda non numerata per indagare le sensazioni provocate dal riflettere su di sé, ma la formulerei in altro modo. Forse chiederei “perché hai scelto di partecipare a questa indagine” perché di un’indagine si tratta più che di un test.

E per finire, ho trovato le osservazioni di Chiara molto pertinenti e sono d’accordo con lei che sarebbe opportuno aggiungere una domanda sul significato che assume per ognuna l’essere donna. Non cambierei, però, la prima domanda nei termini che lei ha indicato perché mi sembra che possa un po’ pilotare la risposta. E, per quel che riguarda il materno, sono d’accordo che l’argomento vada approfondito ma, come ci siamo dette più volte, è un ambito così fondamentale del pensiero femminile e sul femminile che merita forse una riflessione a sé.

Ora taccio per non correre il rischio di diventare logorroica, e concludo questo intervento virtuale augurando a tutte un rilassante fine settimana.