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domenica 18 marzo 2012

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Presenti: tanti
Differenti: Lola, Simonetta, Carla, Teresa, Pina, Alessia, Giulia, Mandana, Ottavia, Elisa e Antonella

L’incontro del 13 marzo è stato un successo per la collaborazione appassionata delle nostre compagne Simonetta, Lola e Carla e per l’entusiasmo del pubblico che interagiva con le relatrici.

Comincerei con le mie riflessioni raccolte negli ultimi incontri che hanno preceduto l’evento con la premessa che conosco molto poco le questioni riguardanti quest’ambito e ciò che scrivo è la visione di una donna comune che osserva i fatti di tutti giorni.

Ho guardato quattro volte il video “Licenziata” e tutte le volte mi ha colpito una frase detta durante le prove: ‘…io sono ricca e non mi importa nulla di ciò che succede agli altri’.
E poi mi ha attratto la scelta del colore della loro divisa. Il rosso, colore del sangue e del ‘corpo’.
Il colore che in quella circostanza le distingueva dal grigiore dell’indifferenza della gente e dal colore dell’asfalto delle piazze nelle quali marciavano raccontando il dolore e la disperazione con ironia alla gente che passeggiava, sotto le luci di Natale, sotto la pioggia primaverile,… sotto gli archi mentre prendeva un caffè con gli amici per distrarsi, per non pensare al lavoro e alla quotidianità.

Noi donne siamo molto brave a raccontarci, abbiamo la capacità di comunicare i nostri sentimenti soprattutto con il nostro corpo. Il corpo che ci differenzia dall’uomo. Quell’ uomo che non ha ancora imparato ad ascoltarci e ci considera una peccatrice nata che ‘vuole tanto’. Sono convinta che alla fine tutto finisce con la vittoria dell’indifferenza che è la caratteristica dominante di questa società che la produce e la salvaguarda per la propria sopravvivenza.
E l’uomo, come altra metà, è il maggior artefice dell’indifferenza.

Perdonate il mio pessimismo cosmico e vi chiedo sinceramente quante di noi torneranno indietro a ripensarci e magari a cercare di trovare una soluzione per quelle donne che con coraggio si sono messe in gioco in questa società ? E’ vero noi le abbiamo ricordate, le abbiamo analizzate ma mi domando se tutto finisce qui e se saremo tranquille con la coscienza.


Alcuni punti fondamentali dell’incontro

Licenziata è un documentario che ha dato la possibilità alle lavoratrici della Omsa di uscire dall’invisibilità e portare la questione del lavoro nello spazio urbano. Perdere il lavoro è una questione sociale e le parole delle operaie raccontano di un vissuto e di un’ esperienza che va a finire.
La mancanza del lavoro crea immancabilmente un vuoto di relazione e una perdita d’identità. La scelta di stare in piazza da parte loro vuol dire ‘esserci’ e conquistare uno spazio di cittadinanza perché il lavoro è anche la realizzazione di sé.

La scelta del linguaggio artistico è una nuova forma di protesta sociale contro la delocalizzazione delle fabbriche.


Rapporto tra corpo e lavoro

Il capitalismo globale porta con sé un diverso modello di organizzazione del lavoro basato sul corpo dei lavoratori e di conseguenza l'individuazione del lavoro.
Attualmente esistono sedicimila aziende italiane che operano in Romania e gli operai per la maggioranza sono le donne.
Esse lavorano in condizioni sfavorevoli: orari di lavoro estenuanti con poche pause, divario salariale rispetto ai lavoratori italiani, pochi diritti.
Le donne in questi casi sono considerate più adatte dal punto di vista fisico e mentale. oltre a ciò, sono soggette ai continui insulti e maltrattamenti da parte del datore di lavoro, che esercita il suo potere sotto vari aspetti tra i quali la violenza simbolica per costruire i “corpi docili”.
La divisione etnica aumenta l’intensità della produzione e fa si che il valore di un operaio straniero venga occultato da un marchio italiano. La delocalizzazione sfrutta condizioni di povertà e mancanza di diritti e come detto le donne sono le maggiori vittime, in particolare vedove e divorziate che hanno la necessità di mantenere il lavoro per cui si adattano alle condizioni imposte.

Per quanto riguarda l’aspetto giuridico: in Italia e nella Comunità Europea la tutela del lavoro mostra tutti i suoi limiti nei momenti di crisi con conseguenze che pesano sempre di più sulle lavoratrici.

L’iniziativa delle lavoratrici della Omsa fanno pensare a nuove lotte al femminile, più efficaci e intelligenti, che con il tempo, si spera, possano portare alla femminilizzazione del lavoro.


Ordine del giorno per martedi 20 marzo
· Rivedere lo stato attuale del ws
· Calendarizzare l’evento di Elisa
· Calendarizzare la presentazione dell’oggetto
· Varie ed eventuali


A martedi,
Mandana

venerdì 18 novembre 2011

La voce di Sherazade




Report 8 novembre 2011
Presenti: Lola, Simonetta, Alessia, Teresa, Carla, Pina, Mandana

Punto primo: la consulta di genere. Pina si è offerta come portavoce del gruppo. I contenuti della riunione si possono leggere nel verbale che Pina ci ha inviato.

Punto secondo: essendo il 25 novembre la giornata contro la violenza, nel nostro incontro del 29 novembre faremo una dichiarazione in merito. Alessia si è offerta di preparare la dichiarazione.

Punto terzo: in merito alla modalità di introduzione degli interventi possiamo delegare tutto al prof. Almarai oppure decidere di farlo noi del gruppo (che abbiamo ideato e organizzato l’evento) ed in tal caso definire come intervenire.

Martedì scorso la discussione a proposito del femminismo islamico a mio parere è stata molto interessante e ha prodotto nuove riflessioni che vorrei raccontare a modo mio. Come una donna comune, che è nata e cresciuta in un paese musulmano, che porta con sé un bagaglio di ricordi, che ad ogni occasione si apre per rievocare un passato ormai lontano e che però le dà la possibilità di rivivere momenti trascorsi per capire meglio il suo presente. E come una donna comune vorrei lasciare da parte i termini scientifici appropriati ai discorsi delle intellettuali islamiche.

L'Hammam
Crema antirughe: il segreto!
1 bicchiere di sorriso
3 bicchieri di benessere sulla pelle
8 bicchieri di gioia di vivere
5 bicchieri di calma
2 bicchieri di saggezza
Mescolare il tutto ed ecco la migliore crema antirughe.
(Abdelhaì Sijelmassi)

“Contrariamente alle rappresentazioni stereotipate degli immaginari occidentali, nei paesi musulmani l’hammam non è il luogo di ambigua seduttività, ma il luogo tradizionale dell’intimità, della purificazione del corpo e delle confidenze femminili, il luogo di condivisione della cura di sé. E’ il tempio del cammino della bellezza, lo spazio di una pratica assai lontana dalla deriva subita in Europa e negli Occidenti in genere. L’ingresso nella bellezza attraverso la cura del corpo non è la faticosa corsa all’inseguimento o alla riproduzione di modelli predeterminati, ma è un’autentica celebrazione del corpo nella sua sacralità, è un rituale che ridà anima al corpo, un rituale di rafforzamento del sé che libera in funzione della propria intima esistenza”. (Ivana Travisani)

Da sempre per le donne nei paesi musulmani prendere cura di sé è un simbolo di libertà. “Parlando del corpo la donna parla della sua società”. Nel caso delle donne iraniane nel regime teocratico, la resistenza comincia dal rossetto, dai colori, dalla lunghezza ridotta dei soprabiti, dalle palandrane lasciate aperte, dal ciuffo di capelli che spunta dai foulard sgargianti.

In un’intervista fatta da me ad Azar Nafisi, l’autrice di “Leggere Lolita a Teheran” alla domanda se solo le donne di un certo livello culturale possono combattere il dispotismo, lei mi ha risposto che si considera una donna comune che grazie al potere salvifico della letteratura ha potuto sopravvivere alla tirannia del regime. Ha inoltre aggiunto che ci sono anche donne che non hanno interesse per la lettura, ma trovano altri modi per affrontare i problemi. La maggior parte delle donne che hanno lottato contro l’oppressione sono “donne comuni” che si sono sentite offese come individui e come esseri umani dai tiranni e dalle leggi oppressive.

E cosi, dopo questi piccoli ma efficaci punti di vista, ho cercato di immaginarmi seduta insieme alle altre donne in un hammam per celebrare il mio corpo in silenzio, ma con la consapevolezza che “il corpo è mio e me lo gestisco io”.
Ho cercato di immaginarmi anche in “una stanza tutta per me” per creare, per uscire dalla solitudine… e per scrivere “ adesso basta”.
Forse la lotta delle donne musulmane non ha la visibilità desiderata e si limita a rimanere dentro le case, i quartieri e le città, ma è vero anche che l’autocoscienza inizia dal proprio “io”.
Vorrei ringraziare le mie compagne, e in particolare Teresa che con il suo bel racconto dell’esperienza vissuta nei paesi mediorientali, mi hanno dato la possibilità di avere una visione alternativa di ciò che accade in quei paesi e sperare che un giorno anche gli uomini dei paesi musulmani possano sentire “la voce” delle donne parte integrante e complementare della loro vita.

Dipinto: Domenico Morelli

venerdì 21 ottobre 2011

Report 19 Ottobre

Presenti: Michela, Rita, Alessia, Giulia, Pina, Teresa, Mandana, Carla.
Durante l'incontro di ieri abbiamo deciso di spostare il giorno del nostro appuntamento settimanale da mercoledì a martedì, sempre alle 14. Già dalla settimana prossima, quindi, ci vedremo di martedì.
Per rimanere in tema, proprio martedì 25, abbiamo l'appuntamento con l'Assessora Rosignoli, che ha invitato noi e le altre associazioni e gruppi di donne presenti in città per formare una Consulta di Genere, quindi martedì prossimo ci incontreremo alle 14 e concluderemo alle 15.30, quando qualcuna di noi andrà all'incontro in Comune.
Per il resto, l'incontro di ieri è stato dedicato all'organizzazione della giornata di studi sui femminismi islamici che si terrà il 29 novembre all'Università per stranieri.
È stato deciso il titolo: La voce di Sherazade, e un sottotitolo: Le donne musulmane si raccontano. La scelta del titolo ha offerto l'occasione di un primo confronto a proposito dell'immaginario su donne e Islam. Abbiamo riconosciuto tutte come accostando la parola Islam alla parola donna, la prima associazione che viene spontanea è al velo. Teresa ha sottolineato con forza l'importanza di riuscire a parlare di donne musulmane a prescindere dal velo, senza cadere nella tentazione di ridurre tutta la questione ad un capo di abbigliamento. Non sono in grado di riportare il dibattito che è scaturito tra noi a partire da questo imput, ma alla fine il titolo ha voluto contenere la parola voce e quella racconto per sottolineare appunto, che le donne musulmane non sono tutte mute e invisibili, come vengono spesso dipinte nell'immaginario comune occidentale.
A partire dalla discussione sul titolo abbiamo fatto chiarezza anche sull'obiettivo che ci poniamo con l'iniziativa del 29, che è quello di aprire una finestra sulla tematica dei femminismi islamici.
Prima di salutarci Pina ha fatto riferimento ad un'iniziativa che si terrà domani a Siena: la presentazione del libro Sposati e sii sottomessa, di Costanza Miriano. Il titolo non è provocatorio, ma letteralmente un invito. Se volete indagare meglio http://costanzamiriano.wordpress.com/ (io non ho resistito alla tentazione). A partire da questa segnalazione Pina ci ha lanciato uno stimolo di riflessioni sulle forme di fondamentalismo religioso in atto nella nostra società (ho capito bene?).
Ultima notizia sull'incontro di mercoledì: Michela ha regalato alcuni libri al gruppo, principalmente testi di Carla Lonzi. Alcuni di questi li abbiamo presi in prestito (correggetemi se sbaglio) io, Alessia, Giulia e Teresa. Gli altri sono rimasti in sala riunioni.
A mercoledì. Un abbraccio,
Carla

lunedì 10 ottobre 2011

Report 5 ottobre 2011










Presenti: Rita, Pina, Giulia, Teresa, Alessia, Ottavia e Mandana
Luogo: Sala riunione della Presidenza

Ragazze ben ritornate.
… E poi, dopo tutto, quest’estate non mi è sembrato cosi lunga.
Mercoledi scorso le signore erano vivaci e piene di energia positiva, pronte a interagire e confrontarsi.
Cominciamo con la proposta di Alessia: la manifestazione del 15 ottobre “Gli Indignati” a Roma. Credo che in questo momento storico con diversi problemi sociali che i politici vorrebbero affrontare creando un nuovo partito, “ Forza gnocca”, sia dovere di ogni cittadina partecipare per dire “ Adesso basta”. Che si fa? Si partecipa ?

Altro argomento.

‘Lottiamo in un quadro esplicitamente religioso per la semplice e buona ragione che l’islam, ai nostri occhi, è portatore di un messaggio profondamente emancipatorio’.
Asma Lamrabet

Come vi ho accennato durante il periodo estivo per quanto riguarda la nostra giornata sul femminismo islamico, io e Teresa, lunedi 3 ottobre siamo riuscite ad avere un colloquio con il prof. Almarai, docente di letteratura araba all’Università per Stranieri di Siena. Gli abbiamo esposto la nostra idea come inizio di una seria di riflessioni e visioni differenti sui due mondi in quest’ambito.
La proposta ha entusiasmato il professore ed abbiamo ipotizzato di organizzare l’evento per fine novembre. La dottoressa Anna Vanzan ha confermato la sua partecipazione e dato disponibilità per il giorno 29 novembre. Inoltre abbiamo pensato che per la tematica il luogo più idoneo fosse l’ Università per Stranieri e a questo proposito abbiamo avuto l’assenso del professore Almarai che chiederà a sua volta nei prossimi giorni il permesso al Rettore dell’Università. Vorrei ricordarvi che Serena Bruttini dell’Ufficio ‘Pari Opportunità’ dell’ Università per Stranieri ha collaborato per contattare il prof. Almarai.
Dopo questa breve parentesi sull’organizzazione, ritorniamo al nostro incontro di mercoledi.
Devo ammettere che non mi aspettavo un tal entusiasmo dalle mie compagne. Pensavo che io e Teresa avremmo dovuto più soffermarci sugli aspetti organizzativi e logistici ed invece ci siamo soffermate molto sui contenuti. Con mia grande sorpresa siamo state tempestate da domande e curiosità delle signore su un mondo tanto vicino ma allo stesso tempo tanto lontano da noi.

Andiamo per ordine; data la vastità e la diversità dell’argomento, abbiamo pensato che il nucleo centrale attorno cui ruotare possa essere l’ultimo libro di Anna Vanzan “ Le donne di Allah, 2010”, che tratta lo sviluppo dei movimenti femministi nei paesi arabi e musulmani, soprattutto negli ultimi vent’anni.
Nonostante gli aspetti contradditori di tali movimenti la maggioranza dei musulmani in questo momento storico sente la necessità di “ … ripensare al rapporto fra la religione, la democrazia e i diritti, inclusi quelli delle donne. Queste ultime, pur conclamando la proprio identità, stanno sfidando i valori dominanti delle loro società, chiedendo la fine delle discriminazioni nei loro confronti e una migliore partecipazione socio- politica in un contesto di maggiore democrazia per tutti”. (A. Vanzan).
Partendo da questo presupposto, le donne musulmane, per la maggior parte appartenenti ad ONG, grazie alle reti di solidarietà si mettono in contatto con le altre donne musulmane per farle conoscere i loro diritti a partire da quelli basilari. Un caso concreto è rappresentato dalle ‘Sisters in Islam’ (SIS), associazione malese guidata da Zeinah Anwar. Per maggiori informazioni vi rimando alla bibliografia in fondo al report.

Come ho accennato sopra gli aspetti contradditori di questi movimenti non sono pochi e alcuni di essi sono emersi anche nel nostro primo incontro; ecco alcune domande / riflessioni:
1-Un movimento islamico viene subito associato al fanatismo che in questi ultimi anni sta dominando il mondo islamico ?
2-Dalle stesse donne di questi paesi sono preferiti i movimenti laici o quelli legati alla religione ?
3-C’è la necessità di un modello proprio per rafforzare l’identità delle donne musulmane in questo momento storico in cui i modelli occidentali sono in declino.
4-C’è bisogno di confronto e dialogo tra i due mondi
5-La questione del velo: il velo non è comunque un simbolo di arretratezza e oppressione?
Ho cercato di essere più sintetica possibile per non stancarvi.
Spero che sia riuscita a riportare gli spunti per cominciare a definire insieme i contenuti del nostro incontro del 29 novembre.

Bibliografia
•Leila Ahmed, Oltre il velo
•Tahar Ben Jelloun, L’islam spiegato ai nostri figli
•Shirine Dakouri, La donna araba tra presenza e assenza – L’Harem del XXI secolo
•Fatima Mernissi, L’harem e l’occidente
•Anna Vanzan, Le donne di Allah – Viaggio nei femminismi islamici

lunedì 18 luglio 2011

Uguaglianza e dignità per tutte - Report 13 luglio




Ogni venerdì a Teheran le madri dei prigionieri politici, avvolte in un velo scuro, si riuniscono nel parco Laleh al centro di Teheran;da qui deriva anche il nome di questo movimento: “Madarane Park Laleh”, (‘Le Madri di Park Laleh’).

Per non dare motivo ai paramilitari del governo di aggredirle portano avanti la loro protesta in silenzio. Chiedono libertà per i loro figli e per tutti gli altri prigionieri politici, più in generale chiedono uguaglianza di diritti politici e sociali. Nonostante tutte le attenzioni, ogni tanto una di loro per motivi banali viene catturata, offesa e maltrattata.
Anche le donne di Teheran ogni venerdi da più di un anno nel loro silenzio gridano “ Se non ora quando?”.
Nonostante la distanza culturale e geografica e il diverso modo di protestare mi piace pensare che le donne di “ Park Laleh” e le donne “ Snoq” abbiano in comune la lotta per i loro diritti e per la loro dignità.
Le giornate 9 e 10 luglio mi hanno fatto riflettere e capire meglio il mio ruolo all’interno del nostro gruppo e per il futuro; dopo tanti anni che vivo in Italia in quei giorni ho sentito un senso di “appartenenza”, che per una straniera è una necessità per adattarsi e unirsi alla società ospitante.
Esserci in quelle due giornate mi ha dato l’opportunità di cominciare a pensare alla formazione di una nuova identità “soggettiva” per me e per molte altre donne della nuova generazione, che non hanno il background del femminismo storico.
A mio parere ciò che è più importante in questo difficile momento è l’essere solidali tra noi donne e cercare di portare avanti i progetti futuri per fondare un movimento, che abbia radici nel passato ma che allo stesso tempo sappia cogliere i mutamenti sociali e gestire al suo interno voci diverse, per recuperare i propri diritti.

Care signore,

mercoledì scorso ci siamo viste nel giardino della Facoltà e nonostante l’alta temperatura la nostra discussione è rimasta fresca e vivace. Abbiamo discusso soprattutto sulla tematica del movimento “Snoq”. In generale i pareri erano positivi e le critiche di Federica sugli aspetti teorici mancanti erano più che lecite.

Durante la settimana abbiamo avuto anche il punto di vista di Teresa, discussi lo stesso mercoledì (vedi mail di Teresa del 13 luglio): la necessità di partecipare attivamente o meno a queste iniziative, con una conclusione che è stata rimandata al futuro, prendendo in considerazione di volta in volta le problematiche e le opportunità. C’è stato anche un interessante scambio di mail tra Ottavia, Michela e Serenella per quanto riguarda “come fare” dopo “ la due giorni dello Snoq”.

Abbiamo pensato anche al programma per ricominciare l’anno accademico:

Lettura di Carla Lonzi tra settembre o i primi d’ottobre
Una giornata dedicata al “Femminismo islamico” con la presenza di Anna Vanzan (iranista e studiosa delle tematiche femminili nei paesi islamici) tra ottobre e novembre.

Penso di poter fermarmi qui e salutarvi augurando bellissime vacanze a tutte voi.

giovedì 30 giugno 2011

In giardino... se non ora?

La riunione di mercoledi 22 giugno in giardino è stata molto animata e piacevole.
Ecco i punti che abbiamo toccato:

CARLA LONZI Michela ci ha spiegato l’idea che era venuta a lei e ad Elisa durante l’incontro dell’8 giugno con Stefano Ciccone: quella di impegnare 3 o 4 mercoledì dell’anno prossimo alla lettura di Carla Lonzi.
I titoli che M. ritiene fondamentali sono:

Sputiamo su Hegel
Manifesto di rivolta femminile
Donna clitoridea-donna vaginale

L’idea ci è molto piaciuta, anche perché quest’anno ricorre il 40° anniversario del Manifesto. Michela ci metterebbe inoltre a disposizione i materiali del corso che ha tenuto a riguardo.
Riflettendo sul Manifesto, M. ci rimanda di come sia rimasta colpita dal linguaggio semplice della Lonzi, accessibile a tutte/i: spirito democratico degli anni ’70 o prima messa in campo di un linguaggio totalmente nuovo?
Splendida lettura estiva aggiungo io.

COMPITI PER L’ESTATE ritenendo troppo macchinosa la proposta fatta il mercoledì precedente, di portare un testo, un prodotto comunque in cui identificarci e da performare poi a nostro piacimento, abbiamo convenuto che all’inizio dell’anno prossimo, ci piacerebbe che ognuna di noi scegliesse un testo particolarmente significativo per poi leggerne una pagina, o comunque un estratto breve, per condividerlo. Magari ognuna allega anche altri titoli che risuonano in modo particolare: sarebbe un modo di iniziare a creare una bibliografia del gruppo “a partire da ognuna”, che è un po’ il nostro stile.

SE NON ORA QUANDO lunga discussione, molto partecipata. Interventi di Carolina e Teresa soprattutto, che hanno sottolineato l’impressione di profonda ‘chiusura’ dell’organizzazione nazionale, a partire dal video che a poche è piaciuto –comprende solo un target molto ristretto di donne (intellettuali, lavoratrici) e taglia fuori tutto il resto... quelle buste della spesa buttate per terra e piene di bottiglie d’acqua continuano a dolermi in effetti!!! E poi l’intervista della Comencini apparsa su Repubblica in cui i ringraziamenti vanno solo al Sindaco e alla Direttrice del Santa Maria della Scala, nulla per le donne del comitato di Siena che stanno organizzando l’evento.
L’8 e il 9 luglio, visto che la sala Italo Calvino che ospiterà l’incontro è accessibile a sole 500 persone, e il pomeriggio del sabato è lasciato agli interventi, visto inoltre che non è chiaro se gli interventi saranno possibili solo a livello individuale o se possano prendere la forma di materiali proposti da associazioni, gruppi ecc..., abbiamo deciso che noi ci saremo con un nostro comunicato, che è tutto da costruire.
Le parole chiave sono:
rappresentazione del corpo/lavoro/maternità

Eccone un canovaccio, che raccoglie vari punti di riflessione:

Rappresentazione del corpo
• Veicolazione diffusa di messaggi culturali ad alto contenuto di violenza e di sopraffazione sulle donne.
• Sessualità normativa: è esclusa ogni altra forma di espressione sessuale che devi dalla ‘norma’ eterosessuale.


Lavoro
• Precarietà di genere.
• Maggiore esposizione delle donne alla povertà.
• Disparità di reddito.
• Opportunità differenziate per genere.
• Condizioni materiali/biologiche limitanti
Le disparità materiali e simboliche aumentano la distanza tra uomini e donne nell’accesso ai diritti di cittadinanza.
Michela riflette sull’immagine pubblica delle donne: in che modo le donne sono soggetti “decisori”? – da notare che non esiste la declinazione al femminile del termine-


(lavoro)/Maternità
I due temi sembrerebbero proposti in collegamento: terreno estremamente scivoloso e pericoloso.

• Schiacciamento ‘biologico’: ritorna il confinamento della donna in un ambito di ‘natura’.
• Riproposta la maternità come un ambito esclusivamente femminile, se ne esclude di fatto la sua valenza sociale e ‘umana’ nel suo complesso: riconsiderata come un fattore semplicemente produttivo essa dovrebbe indurre invece ad un necessario ripensamento dei confini di produzione e riproduzione sociale.
• Necessità di spezzare il modello culturale che lega le donne ad identificarsi ‘naturalmente’ nel ruolo (a loro attribuito) di curatrici.
• Sottolineatura della pericolosità del paradigma del figlio come perenne propaggine del corpo della madre: manca una cultura condivisa che aiuti le donne a ‘staccare il figlio da se’, di contro a continue riproposizioni di modelli in cui la presenza e l’attenzione materna sono inalienabili e protratte nel tempo: è un paradigma pedagogico violento e unilaterale che provoca nelle donne un profondo senso di inadeguatezza (e di colpa?) e ostacola l’evoluzione del figlio a soggetto autonomo.

martedì 10 maggio 2011

Report 4 maggio


Report 4 Maggio 2011.

Presenti: Pina, Teresa, Elisa, Mandana, Federica, Carla, Rita Wilma, Ottavia e Massimiliano (cinematografico labo)

L’incontro di mercoledì si apre con la lettura di una recensione sulla prima proiezione della rassegna Prostituzioni reperibile sul blog “la rotta per Itaca” all’indirizzo: http://larottaperitaca.wordpress.com/2011/04/11/sventurata-la-terra-che-ha-bisogno-di-eroi-fabrizio-corona-o-il-naucrates-ductor/

In seguito sono riprese le fila del controverso dibattito sul tema della prostituzione, attraverso l’elaborato di Elisa  che mette in evidenza i punti più importanti emersi dai tre report precedenti.
La discussione inizia con l’immediato riferimento al concetto di alienazione: ALIENARE te stessa per denaro, per successo, per potere, quando nessuno ti ha insegnato che il
tuo CORPO non è una parte di te ma è tutta te, che il tuo desiderio vale quanto quello dell’altro e la soddisfazione del tuo piacere gioca un ruolo così importante nella costruzione della tua identità che rinunciarvi per farsi uno strumento di piacere per il cliente non solo ti oggettiva e ti trasforma in merce da comprare o da rubare ma ti trasforma in cosa e annulla la tua umanità.
Tale momento di alienazione sembra ulteriormente alimentato attraverso il meccanismo della metonimia. Si assiste infatti a due tipi di astrazione corporea: la prima che ritroviamo in espressioni come “che figa!”, utilizza un parte anatomica per parlare di un tutto, di una persona; la seconda evidenziata da frasi del tipo “vendere il proprio corpo” mette invece in luce una sorta di metonimia al contrario, ovvero in tale caso ci si riferisce alla totalità del corpo per parlare di una pratica che nella realtà delle cose coinvolge solo parte di esso. Da qui nasce dunque la domanda se sia possibile interpretare una pratica sessuale come l’astrazione di una parte del proprio corpo.
Snodo importante della discussione è la concezione, secondo la quale la donna viene identificata con la sessualità: espressioni come “si è venduta” avvalorano questo pensiero e ci portano a far coincidere il corpo e l’intimità con la percezione della propria integrità. Emerge dunque un concetto importante che si riflette anche nelle nostre pratiche quotidiane: un limite nell’esperienza sessuale oltre il quale non ci sentiamo di andare poiché temiamo vìoli l’integrità della nostra persona. Tale limite evidenzia il rapporto tra l’espressione sessuale del corpo e l’esperienza del sé, il cui legame ci rimanda al concetto di SACRALITA’. Espressioni come “il mio corpo come un tempio” confermano questa percezione secondo la quale la pratica sessuale diventa, l’accesso al sé più profondo.  Rivestendo la sessualità di tale valore si può dunque intendere la prostituzione come un momento di “desacralizzazione” del proprio sé attraverso la vendita di tale corpo.   Ci viene da chiederci se tale percezione sia esclusivamente femminile o coinvolga anche il maschile. Inoltre, quanto influisce la funzione riproduttiva rispetto alla rappresentazione che abbiamo della sessualità femminile? In tal senso non si sta forse riproducendo una visione patriarcale della sessualità femminile, assoggettata alla funzione riproduttiva e quindi strumentale nella sua sacralità al desiderio e al potere dell’altro? Quanto influiscono cattolicesimo e patriarcato nel processo di socializzazione che contribuisce a creare questa percezione di sacralità della corporeità/sessualità femminile?
Carla Corso applica una sorta di scissione tra il suo corpo/persona e la sua vagina. Ci viene da chiederci come sia possibile scindere tali elementi in considerazione anche delle nostre riflessioni sul sé come un “tutto incarnato”. Appare comunque problematico il fatto di investire la vagina di metafore connesse al sacro, comportamento che sembra più  complesso se relativo ad altri elementi corporei. Nella rappresentazione della sessualità femminile il piacere erotico è spesso connesso al piacere mistico, il che sembra alimentare quel tipo di asimmetria tra uomini e donne che non sempre vengono percepiti come due soggetti liberi che provano piacere nella stessa misura durante la pratica sessuale. Questo tipo di asimmetria si rende ancora più evidente quando si parla di monetarizzazione del sesso. In riferimento a ciò viene da chiedersi se sia solo il denaro che trasfigura la relazione che intercorre tra prostituta e cliente, o non vi sia anche un elemento più profondo che vede nel darsi all’altro un momento di condivisione del proprio sé, un vincolo stretto che unisce l’esperienza della sessualità all’integrità della propria persona incarnata. La vendita del corpo produce alienazione nella sex worker? E mi viene da chiedermi ora,  l’acquisto di un corpo altrui che si rende disponibile solo in virtù di un compenso economico che tipo di percezione della propria identità/persona produce nel cliente? È possibile anche in tal caso parlare di alienazione? In che cosa differisce?
Ci riserviamo di fare alcune di queste domande alla presenza della Covre la cui prospettiva può aiutarci a comprendere un’esperienza della quale non possiamo che intuire, ipotizzare e teorizzare la portata, senza però comprenderne del tutto meccanismi e sensazioni. È importante dunque dare voce al soggetto- donna coinvolto in questo ambito e riservarci alcune domande per il confronto diretto. Sicuramente sono emersi alcuni aspetti particolarmente importanti per la nostra percezione del fenomeno tra cui lo snodo riguardante la sessualità e l’integrità del sé; la vendita del corpo come possibile meccanismo di alienazione; la libertà (?) nello scegliere una professione di questo tipo; il ruolo esercitato dal sistema nel processo di socializzazione che ci induce a investire di sacralità la sfera sessuale; il ruolo del denaro come elemento che suggerisce un’idea asimmetrica del rapporto uomo-soggetto-acquirente – donna-oggetto-merce.
Altro elemento di grande interesse è quello riguardante il rapporto tra femminismo e prostituzione. Le problematiche a riguardo sono molteplici. La prostituzione si dimostra come la manifestazione di quel potere di stampo patriarcale atto a funzionalizzare l’altra ai propri bisogni e desideri, motivo per il quale sembra stridere profondamente con i principi e le visioni del femminismo anni Settanta. È pur vero però che il femminismo stesso non si può considerare come un movimento monolitico vista la sua eterogeneità, e questo può far pensare che, anche riguardo all’argomento della prostituzione, vi siano opinioni diversificate. Il femminismo ha, infatti, consentito la presa di parola di tutte le donne, ponendo le condizioni ideali per parlare di prostituzione. Ma è possibile parlare di prostituzione come espressione della propria libertà sessuale? Si può considerare questo tipo di scelta lavorativa come momento di autodeterminazione? Dalla discussione è emersa una differenza di visioni a volte connessa alle implicazioni di tipo generazionale. Come è stato giustamente messo a fuoco il retaggio di cui gli anni Ottanta si sono fatti portatori ha facilitato una deriva libertaria di sapore edonistico che induce, oggi,  le nuove generazioni a vedere diversamente il concetto di autodeterminazione sotteso alla scelta di prostituirsi.
Ultimo argomento trattato riguarda il modo attraverso cui le sex workers negoziano il sistema linguistico soggiacente al mondo della prostituzione. Infatti, partendo dal consueto presupposto secondo il quale il linguaggio crea e ridefinisce la realtà stessa, il dirsi e sapersi dichiarare diventa un ulteriore acquisizione di libertà, oltre a rappresentare un possibile superamento del meccanismo di alienazione relativo all’espropriazione corporale. Usare espressioni come “io vendo una performance” piuttosto che “io mi vendo” potrebbe in tal senso costituire anche un punto di inizio per affrontare con più facilità tematiche spesso ritenute scomode, soprattutto quanto riguarda la sfera della mercificazione corporale. Tale cambio di paradigma linguistico potrebbe costituire uno strumento ulteriore per affrontare il controverso dibattito che ruota intorno ai diritti civili e lavorativi delle sex workers?
Con queste domande ci diamo appuntamento a martedì 10 maggio per l’ultima proiezione della rassegna e l’incontro con Pia Covre, il cui intervento ci consentirà un ulteriore apertura di senso riguardo queste tematiche.

lunedì 18 aprile 2011

Report 13 aprile 2011

Prostituzioni:
1) vista la recente e bella notizia che ci ha dato Tere sulla partecipazione della Covre, dovremmo iniziare a pensare alla Locandina ad hoc. Forse potrebbe essere simile a quella ‘generale’, cioè usare il modello di quella ma riportando solo la scritta del 10 maggio con il nome di lei in grande. Ovviamente già che ci siamo mettiamo il fondo bordeaux e non marrone, per il resto a me piaceva molto. Fede sei disponibile?

2) Io non potrò essere presente alla proiezione del 19, e mi mangio le mani. Purtroppo inizio aperdere i colpi: avevo fissato da tempo l’inizio della trasmissione radiofonica su ondarossa a roma, e non posso farla via collegamento telefonico (ho sondato). Verrò a siena per il cdf la mattina, ripartirò per roma, e tornerò di nuovo a siena la mattina dopo, spero di riuscire almeno a affacciarmi al gruppo ma dipende da quando finisce il consiglio didattico, che inizia alle 14.30. Uffa.

3) confermata idea di presentare oggetti. Prima dell’ultima proiezione (10) abbiam 3 mercoledì. Al gruppo di mercoledì scorso abbiamo pensato di invitare cinematografico labo per l’ultimo, il 4 maggio, in modo da avere tempo per confrontarci prima tra di noi. Si è pensato di fare così: Il 20 quelle che saranno presenti presenteranno un oggetto e consegneranno, in forma di report, gli elementi principali della riflessione, così la volta seguente si inizia da lì o comunque anche chi non c’è potrà avere ‘traccia’ del percorso seguito. E idem per le volte successive.

PROIEZIONE VIDEO MASCHILE PLURALE
-Pina propone di proiettarlo nel cortile di S. Galgano a ciclo continuo, durante un giorno normale. La sua idea è di coinvolgere le associazioni studentesche in modo da raggiungere molti studenti (i):
- gruppo Meds di medicina
- collettivo antropologia
- arci
- pansessuali
- le 3 sigle studentesche (link, reds, das)

Vorrebbe che non fosse accademico ma realizzato il più possibile da studenti.
In diverse abbiamo concordato che le parole che sono pronunciate e per come lo sono, sono nuove dette da maschi, e ciò fa si che il video abbia la capacità di sollecitare un confronto, che sia in qualche modo provocatorio. Dobbiamo pensare a come costruire la presentazione: sicuramente uno o due di MP, e poi pensavamo di coinvolgere appunto studenti/studentesse.
Sulla data, si era pensato il 25 maggio, ma c’è un convegno a lettere organizzato da Francavilla che coinvolge diversi docenti: io scriverò a lui e se scopro che finisce in mattinata, allora metterlo nel pomeriggio potrebbe essere perfetto.
L’unico problema secondo me è che si rischia di essere un po’ alle porte coi sassi: tenete presente che i prossimi 3 mercoledì saranno tutti per la discussione sulla prostituzione (ogni volta che iniziamo, ci rendiamo conto di quante siano le cose da dire) e poi tra il 10 e il 25 maggio ci sarebbe solo un mercoledì utile, posto che naturalmente potreemmo (e dovremmo, se si deve invitare esterni) procedere all’organizzazione anche via mail. In alternativa si potrebbe collocare entro la prima quindicina di giungo. Che dite?

lunedì 11 aprile 2011

Report 6 aprile 2011

Presenti: Michela, Alessia, una nuova amica di cui (scusate) non ricordo il nome, Rita, Elisa, Giulia, Mandana, Teresa, Pina. L’incontro si è aperto con le valutazioni sulla prima proiezione del ciclo Prostituzioni e ci ha viste impegnate nel dibattito/confronto sul tema che proverò a riassumere in seguito. Nell’incontro si è deciso di contattare Pia Covre per invitarla alla proiezione del 10 maggio, la quale si è detta disponibile a partecipare ma attendiamo conferma. All’incontro ha partecipato anche Carla Fronteddu del Donna chiama donna che ci ha chiesto di collaborare alla costruzione della Giornata della Pia prevista per giugno. Il tema della Giornata, scelto da Aurore, è la condivisione del lavoro di cura tra donne e uomini e la conciliazione. Di questo segue le fila Pina che parteciperà all’incontro fissato per giovedì prossimo con DCD e Mara Meoni per discutere il da farsi. A proposito di Prostituzioni provo ora a riassumere i nodi venuti fuori dalla discussione di mercoledì a mò di promemoria per i prossimi incontri. Il ciclo prevede tre proiezioni: Videocracy (martedì scorso),Terra Promessa (19 aprile) e Working girls (10 maggio). Nella scelta dei film appare già implicita la partitura della nostra riflessione strutturata intorno a 3 diverse declinazioni della Prostituzione. In Videocracy viene sottolineata la strumentalizzazione del corpo delle donne e la sua mercificazione in quanto oggetto del desiderio maschile. Non solo alienazione del corpo e della sessualità ma aderenza al sistema di potere sfacciatamente patriarcale che regge le fila di questo nostro martoriato paese. Nel fenomeno del “velinismo” e delle politiche show-girls appare evidente un appiattimento della relazione tra i generi sulla dicotomia superiore/inferiore, dominante/dominato, soggetto/oggetto contro cui, nonostante i movimenti delle donne, dobbiamo ancora fare i conti. In Terra Promessa si focalizza la riduzione in schiavitù di queste donne, schiave, appunto, della perversione e della crudeltà di uomini senza scrupoli. L’ultimo, infine, ci mostra la prostituzione come “autodeterminazione e scelta”. Ed è proprio sulla prostituzione come libera scelta che le domande si pongono e il problema appare in un’ampia gamma di sfumature. Si può parlare di scelta? Si può parlare di libertà? Quanto c’è di moralistico nel pensare che la prostituzione sia poco dignitosa? Quanto influisce l’educazione religiosa nell’attribuzione di valore alla prostituzione? In che modo lo scambio di denaro può essere considerato la cartina al tornasole del fenomeno? Esiste una differenza tra le escort dei palazzi del potere e le lucciole di “basso bordo”? Parlando di prostituzione è facile incorrere nella consuetudine patriarcale dell’opposizione buono/cattivo, senza praticamente rendercene conto abbiamo talmente introiettato la distinzione tra le buone e le cattive che, quando meno te lo aspetti, salta fuori come parametro del discorso. E ancora una volta la nostra spia d’allarme è il linguaggio, sono le parole che usiamo per dire le cose. Avvertire il termine “prostituta” come un’offesa, accompagnarlo con un “nonostante” o reagire con un “per carità” all’idea di fare questa scelta, denunciano una valutazione negativa di fondo che rischia subdolamente di inficiare ogni ragionamento. Quindi, un’avvertenza, prestiamo attenzione alle parole che usiamo cercando di evitare equivoci e di andare oltre. Prima questione: una donna magari giovane e magari bella che sceglie di usare il proprio corpo come strumento di mestiere agisce la libertà di disporre del proprio corpo come meglio crede? Si può scegliere di fare la prostituta come si sceglie un mestiere qualunque? Sul piano teorico la prostituzione non è mai una scelta ma una conseguenza del sistema, essa si dà come una implicazione del patriarcato e della sua visione delle donne. In una reale cultura della differenza la soggettivazione delle donne comporta l’impossibilità dell’alienazione e della compravendita di corpi per soddisfare il desiderio del soggetto. Ci sarebbero due desideri che si incontrano e il riconoscimento del piacere dell’altro/a, non la soddisfazione di un desiderio che domina e possiede l’altro/a. Verrebbero meno le sovrastrutture che il patriarcato ha costruito intorno alla sessualità (sovrastrutture funzionali all’esercizio del potere) e si consentirebbe l’espressione di una società liberata sessualmente in cui non c’è spazio per la prostituzione perché il sesso, non più tabù, discrimine tra il buono e il cattivo, non potrebbe più fare da merce nel mercato. Non ci sarebbe più offerta se le donne (o gli uomini o i queer) assumessero in pieno il loro essere uniche e irripetibili, autrici della propria storia. E non ci sarebbe più richiesta se ci fosse una società davvero aperta, plurale, rispettosa delle differenze e dell’esigenze di ognuna/o, una società libera in cui sia davvero possibile scegliere. Ovviamente semplifico un discorso ben più complesso ma su cui, credo, siamo tutte d’accordo. Fatta questa premessa la prima questione che si pone è: come si può asserire che una donna, inserita in un contesto sociale in cui ancora oggi vale in quanto corpo da possedere, scelga liberamente di fare la prostituta? Secondo le nostre premesse teoriche questa donna non è messa in condizione di scegliere. Apparentemente sceglie di disporre liberamente del proprio corpo ma, chiediamoci, che ruolo giocano in questa scelta gli squilibri sociali, economici, politici che caratterizzano ad oggi le relazioni umane? È, in qualche modo, una riflessione analoga a quella che si impone parlando del velo islamico. Anche in questo caso di primo acchito verrebbe da dire che è una scelta libera e, d’altronde, sono molte le donne musulmane che portano il velo con convinzione, sinceramente convinte che sia una loro scelta. Che dire? Senza nulla togliere alla libertà di ognuna ci si può chiedere, però, quanto possa essere una scelta se vivi in un mondo che ti indica così rigidamente cos’è giusto e cosa è sbagliato da convincerti che è vero. E tanto vale per la prostituzione. Come può essere una scelta alienare te stessa per denaro, per successo, per potere, quando nessuno ti hai insegnato che il tuo corpo non è una parte di te ma è tutta te, che il tuo desiderio vale quanto quello dell’altr e la soddisfazione del tuo piacere gioca un ruolo così importante nella costruzione della tua identità che rinunciarvi per farsi uno strumento di piacere per il cliente non solo ti oggettiva e ti trasforma in merce da comprare o da rubare ma ti trasforma in cosa e annulla la tua umanità. D’altra parte, però, se non una scelta la prostituzione appare come un “esercizio di volontà”. A parte le donne costrette da protettori brutali quelle che decidono, senza imposizioni, per i motivi più vari, di “entrare nel giro” agiscono volontariamente e, soprattutto nel caso del velinismo, rivendicano con lucidità e fermezza la loro decisione. In questo senso si deve, perciò, tener conto della possibilità che ognuna stabilisca i confini della propria dignità e si autodetermini per il valore che autonomamente dà alle sue azioni. Cosa replicare a chi rivendica l’uso del proprio corpo come meglio crede? Che la sua illusione di essere la conduttrice del rapporto nasconde una realtà che la vede e la vuole vittima? Ma nella realtà questa stessa donna non decide autonomamente che il fine vale ogni mezzo e che è più conveniente una notte da puttana che un mese da commessa? Il denaro è un nodo centrale nella prostituzione, almeno in due modi diversi: 1) la circolazione di denaro nella relazione cliente/prostituta è indice dello squilibrio nel rapporto per cui chi paga compra una merce a suo uso e consumo e questa merce è una persona. Il rapporto mediato dal denaro mette in relazione un venditore e un acquirente che scambiano merce con soldi. Nella prostituzione non solo c’è l’evidente squilibrio che mette sullo stesso piano una persona e il denaro ma il rapporto appare complicato dal fatto che la stessa persona che, da un lato, contratta da pari la transazione, dall’altro si sottopone al cliente come merce. 2) Il valore della persona si annulla di fronte allo strapotere del denaro e vendere il proprio corpo diventa una “furbata” perché permette introiti considerevoli. Molte donne, è vero, si prostituiscono per disperazione ma tante, oggi soprattutto, usano la prostituzione come la chiave che apre tutte le porte. La mia sensazione è che stiamo assistendo ad una diversificazione del fenomeno prostituzione. Da un lato le donne, non necessariamente belle e non necessariamente giovani, che lo fanno come mestiere per vivere, per sostenere la famiglia, per mille motivi, e dall’altro delle giovani e bellissime donne che sfruttano (o credono) a loro vantaggio la perversione di uomini ricchi e potenti, usando esse per prime la loro giovinezza e la loro bellezza per entrare nelle stanze dei bottoni. Cosa c’è dietro alle une e cosa dietro alle altre? Da una parte probabilmente miseria, disperazione, necessità di arrivare a fine mese, di barcamenarsi in un mondo difficile. Dall’altra sete di successo, fame di potere, voglia di salire sul carro dei dominanti. Le due prospettive mostrano delle reali differenze? Gli spunti sono molti e la riflessione è aperta, mi fermo qui sperando di non aver intrecciato troppo il mio pensiero a quello di tutte e scusandomi per le tante cose che ho sicuramente tralasciato.

domenica 20 marzo 2011

Femminismo per tutti








La settimana dell’8 marzo è stata importante per il nostro gruppo perché abbiamo avuto conferma degli obbiettivi ai quali miravamo da tanto tempo.

Tutto è cominciato alla riunione in Provincia. Pina ha proposto al Comitato Organizzatore, come nostro programma, la proiezione del video di Elisa “ Se questa è una donna…”. La proposta è piaciuta tanto che il video di Elisa è rientrato nel programma della Provincia ed ha trovato collocazione in un luogo meraviglioso, l’Enoteca Nazionale.

Una volta che ci siamo tranquillizzate con il nostro primo passo verso l’8 marzo, abbiamo cominciato a pensare al secondo obiettivo del gruppo: organizzare una mostra fotografica che rispecchiasse al meglio il ruolo in cui le donne in questi ultimi tempi sono state identificate; ruolo poco edificante che ha dato alle stesse donne la forza per riprendere la lotta con un slogan tutto tondo “ Adesso basta”.

Il primo passo è stato la scelta del luogo e alle ragazze piaceva soprattutto il Cortile del Podestà, che è il cuore della città. Andando avanti e indietro per più di un mese e mezzo per organizzarla e correndo dietro alle griglie, che a momenti c’erano e non c’erano, siamo riuscite a mettere su la mostra per giovedì 10 marzo.

Entrambi gli eventi, a mio parere, sono stati un successo. Sia per la collaborazione all’interno del gruppo, in questi giorni molto unito, sia per le tematiche affrontate, molto attuali, quali la mercificazione del corpo delle donne e non solo…

Ciò che mi ha colpito durante entrambi gli eventi è stata la partecipazione degli uomini e la loro voglia di mettersi in discussione, non tanto per confermare che le donne sono le vittime storiche ma quanto per interrogare loro stessi, in modo direi “impacciato”, sul proprio ruolo all’interno di una società che anche sul maschio ha costruito un cliché immorale.

E come direbbe Pina serve “Il maschile plurale” per aiutare l’altra metà del cielo a trovare una nuova strada e una nuova identità per poter definirsi.

Ed io, anche dopo aver osservato tutto ciò, ribadisco la necessità di un confronto tra entrambi i sessi per trovare una strada comune per costruire una società in cui le forze non sono più prestabilite ma ricostruite strada facendo.

Vorrei chiudere il report riportando un estratto dell’intervista di Luisa Muraro a La Repubblica del 4 marzo, in occasione dell’uscita del suo ultimo libro ‘ Non è da tutti. L’indicibile fortuna di nascere donna’, 2011:

“ (…) C’è un enorme avanzamento delle donne, (…) Pensi, all’autonomia personale, alla capacità delle donne di muoversi da sole per i loro progetti. Pensi alla non dipendenza dagli uomini rispetto ai loro destini (…) Una condizione molto faticosa ma anche bella. Nella nostra civiltà che non è contemplativa l’intensità delle cose da fare, la rapidità del movimento, la molteplicità delle ispirazioni non è sogno di felicità, ma ricchezza. Sono d’accordo che debbono essere nuove soluzioni. Dalle donne viene richiesta una tensione estrema però è anche ammirevole. (…) Ho sentito uomini dell’industria e della cultura elogiare la loro bravura (…)”.
E io aggiungerei che le donne vere non sono a “pezzi anatomici” come si dimostra nei messaggi pubblicitari. Bisogna insistere nel saper dire “ Adesso Basta”; la manifestazione del 13 febbraio e gli eventi della settimana dell’ 8 marzo ne sono state la conferma.

domenica 23 gennaio 2011

The doll

Report 19 gennaio 2011

Presenti: Giulia, Michela, Pina , Teresa e Mandana

Punto primo: Teresa ha proposto di partecipare all'attività del Comune del 3 maggio prossimo che è la continuazione del premio giornalistico che ha avuto luogo nel mese di novembre con la premiazione della giornalista iraniana. Al prossimo evento ci sarà l’intervento di giornalisti e scrittori (alcuni tunisini) che subiscono la censura dei loro paesi. La modalità della partecipazione del gruppo è ancora da decidere. Abbiamo tempo fino a metà marzo.

Punto secondo: lunedi 24 gennaio presso la sede della Provincia ci sarà la riunione delle associazioni femminili per discutere come predisporsi al 8 marzo. Il nostro gruppo proporrà la proiezione per lunedi 7 marzo del video di Elisa “Se questa è una donna. Il corpo femminile nei messaggi pubblicitari ”; per maggiori informazioni vi rimando alla mail di Elisa di sabato 22 u.s.. Credo che sia il contesto adatto anche per le proiezioni dei film sulle donne filosofe nella storia, a cui si era pensato precedentemente. Vi ricordo che le proiezioni sono accompagnate da lezioni introduttive. Michela si metterà in contatto per il film “Vision” di Margarethe Von Trotta con il Responsabile del Festival del Cinema di Roma, Felice Laudadio che è anche il compagno della regista.

Punto terzo: La mostra fotografica di Rita; abbiamo pensato di inaugurare anche essa per l'occasione del 8 marzo. Per tal motivo chiedo vivamente alle mie compagne di partecipare al gruppo di mercoledi 26 gennaio. Rita porterà le sue foto per sceglierne alcune insieme, oltre a quelle già scelte da lei. Abbiamo pensato anche ad un titolo “ The Dolls”. A questo proposito Valentina Tinacci, dopo un colloquio avuto con Pina, avrebbe voluto partecipare alla mostra con qualche sua poesia con la stessa tematica. Saremo molto felice di incontrarla nella nostra sede storica, cioè l’aula F, magari con la sua bella bimba per ascoltare le sue poesie lette da lei !
Vale ti aspettiamo.

Per mercoledì prossimo abbiamo anche un compito da fare; rielaborare le parole o le frasi chiave per il manifesto del gruppo. Ecco alcuni punti di riflessione:

• Opportunità di libero circuito tra donne
• Oralità
• Vivere il proprio essere donna tra desiderio e condizionamento
• Scambio teorico
• Sede di rielaborazione saperi e pratiche
• L’anno d’inizio del gruppo coincide con la crisi dell’Università
• Lettura in chiave gender del mio vivere sociale e della mia identità
• La parola diventa politica
• Eredità gruppi di autocoscienza
• Posto dove seminare parole
• Espressione della propria soggettività culturale
• …..

Vi auguro buona settimana

domenica 16 gennaio 2011

Report del 12 gennaio 2011

Nel nostro primo incontro dopo la pausa natalizia, abbiamo parlato a lungo della trasformazione della natura del nostro gruppo, in attesa della presenza di Elisa che ci darà informazioni più dettagliate sulla sua proposta mercoledi 19. Una ‘istituzionalizzazione’ più marcata cambierebbe forse profondamente la nostra posizione di soglia che fino ad ora ci ha permesso una totale libertà espressiva, ma probabilmente ci chiamerebbe ad una maggiore responsabilità sui risultati e darebbe spazio alla necessità di avere ‘una stanza tutta per noi’.
Comunque, tutto è rimandato a mercoledì prossimo per una riflessione fondata su dati più oggettivi.
Ancora, siamo in attesa di Elisa e di Rita per parlare del progetto in Facoltà che le coinvolge entrambe.
Iniziamo anche a pensare alla reperibilità dei tre film sulle filosofe, la rassegna che dovrebbe costituire il nostro oggetto di marzo, in modo tale da poterla inserire nelle iniziative che costituiranno il cartellone della Provincia per l’8 marzo, per cui è stata fissata una riunione organizzativa, mi sembra, il 24 gennaio.
Per mercoledi prossimo vi chiamo inoltre a pensare ai contenuti per stilare il nostro manifesto. Questa riflessione mi sembra oltretutto utile per aiutarci a definire in modo netto la nostra ‘natura’: modalità, valori e finalità per noi irrinunciabili e che dovranno potersi esprimere nella nuova forma strutturale che vorremo darci.
Un abbraccio
Pina

domenica 14 novembre 2010

Nuove proposte

Le nuove leve del gruppo cambiano brillantemente i nostri programmi per La Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne: Alessia propone di ripercorrere un’esperienza vissuta al liceo in Sardegna: quella di proiettare il film-documentario “Processo per stupro” andato in onda sulla RAI nel 1979. La sua idea mi emoziona: ci dà la possibilità di confrontarci con le ‘femministe storiche’ senesi su un avvenimento che ha visto mobilitarsi in modo deciso il collettivo femminista in quegli anni e che ha spaccato in due la città: il processo per la violenza sessuale subita da una sedicenne da parte di nove ragazzi appartenenti alla ‘Siena bene’ in cui intervenne l’avvocata Tina Lagostena Bassi.
Trasmissione di memoria viva, approccio giuridico che narri l’evoluzione legislativa, riflessione sui cambiamenti e sulle sopravvivenze socio-culturali.

Alessia e Letizia, che sono nel gruppo da poco, mostrano molto interesse per un lavoro che avevamo prodotto due anni fa, e che poi avevamo lasciato in sospeso: il questionario ... fonte di svelamento di identità...
Alessia mostra una certa preoccupazione per una tendenza che vede molto frequente tra le donne: quella di omologarsi al maschile. Nei testi che sta consultando per il suo lavoro di tesi e che parlano dei processi di acquisizione/trasmissione identitaria, Letizia vede un non-senso e ci espone la sua tesi molto interessante che “l’identità non si forma ... e che con un’identità non formata, non stabile, si sia più suscettibili all’omologazione”.
Entrambe vogliono lavorare sui questionari e propongono di ripresentarli nelle aule. Mercoledi prossimo ci diranno come vogliono organizzarsi. Metterò a loro disposizione anche i questionari che avevamo testato tra di noi e coi i nostri amici.

Abbiamo stabilito anche due date per la presentazione dell’oggetto: Letizia lo farà il 1 dicembre Giulia il 15.

Vi aggiornerò domani mattina per email sullo stato dei lavori per la giornata del 24 novembre.
Buona serata a tutte

mercoledì 10 novembre 2010

Report 3 novembre 2010

Presenti all’incontro: Michela, Teresa, Mandana, Giulia, Rita.
Rita ci ha mostrato alcune sue foto di bambole e modelle, molto belle, si potrebbe pensare di utilizzarle in un’iniziativa da pensare durante l’inverno.
L’incontro è proseguito con la presentazione dell’oggetto per il Glossario per cui rimando all’apposita sezione.

sabato 30 ottobre 2010

Report 27 ottobre

ODG: presentazione da parte delle nuove arrivate, stesura della presentazione del gruppo da inoltrare per il “Premio giornalistico di Siena”

Presenti: Mandana, Pina, Elisa, Michela, Federica, Giulia, Alessia, Rita, Letizia.

Il pomeriggio inizia con la discussione sul glossario e l’opportunità di presentare gli oggetti da parte delle nuove arrivate. L’oggetto che viene presentato secondo la modalità del partire da sé rappresenta sia uno spunto per l’elaborazione di un glossario che risignifichi alcuni concetti chiave dei nostri percorsi di vita individuali, sia la possibilità di creare un libero circuito di idee tra donne.

Pina ed Elisa spiegano la modalità di condivisione e rielaborazione dei saperi. L’oggetto viene enunciato da una persona e rielaborato da un’altra del gruppo in modo da metterli in relazione e creare uno scambio significativo di saperi.

Alessia e Giulia parlano della loro esperienza e del percorso che le ha avvicinate agli studi di genere. Entrambe, al secondo anno di Filosofia, valorizzano la loro esperienza liceale all’interno della quale hanno iniziato a sviluppare l’interesse verso queste tematiche.

Ai fini di una definizione del gruppo stesso siamo tutte chiamate a pronunciarci sul valore che attribuiamo al gruppo come donne e come collettività.

Rita sottolinea l’importanza dell’oralità come modalità d’azione che nasce dalla trasformazione degli oggetti per il glossario e conduce a una libera circolazione di saperi. Secondo Letizia, il punto focale della propria esperienza femminile, che comincia con la lettura del libro “Dalla parte delle bambine”, ha sede nel rapporto tra desiderio e condizionamento: quanto le nostre azioni “femminilizzate”dipendono da un desiderio autentico di compiere determinati gesti, o quanto sono invece veicolate da una pressione culturale che ci condiziona al loro compimento.

Elisa sposta l’attenzione verso il valore che attribuisce al gruppo, da cui prenderemo spunto per la stesura della presentazione da consegnare al “Premio giornalistico di Siena”. Il gruppo rappresenta una sede di scambio teoretico e di rielaborazione collettiva dell’esperienza. La nascita di Presenti Differenti coincide con l’inizio della crisi dell’Università di Siena, e del crollo del sistema. Il gruppo assume dunque, in corrispondenza agli eventi circostanti, il ruolo di uno “sfogatoio al femminile” all’interno del quale è possibile narrativizzare e riorganizzare l’esperienza in modo da creare una produzione di senso nuova e originale. L’atteggiamento individuale, sostiene Elisa, è quello di portare il proprio vivere sociale e la propria identità all’interno del gruppo secondo una lettura gender oriented.

Per Pina il gruppo ha rappresentato un momento di presa di coscienza, attraverso il quale ha sentito il diritto di considerare la sua parola come atto politico. Lo scambio di gesti, di saperi, e sensazioni condivise diventa dunque una sede per portare avanti un discorso politico. A sostegno di questo suo investimento valoriale ci racconta il momento in cui ha acquisito questa consapevolezza. Durante la conferenza tenutasi in occasione della presentazione del Manifesto del lavoro, era emersa la necessità di trovare un linguaggio alternativo per descrivere la propria esperienza di donne e in questo momento di confronto e scambio, Pina ha percepito l’importanza di mettere in condivisione la propria identità politica.

Michela ci racconta la nascita del gruppo dalla sua esperienza di fondatrice. L’idea nasce in seguito all’uscita del libro “Presenti, differenti” uscito nel… in collaborazione con M. Luisa Boccia. Emerge dopo poco la necessità di procurare uno spazio di discussione all’interno del contesto universitario. Michela sottolinea l’urgenza di riportare, all’interno del contesto universitario, la forza percepita durante il suo percorso nei gruppi di autocoscienza femminili degli anni settanta. Creare cioè un luogo dove seminare parole.

Mandana ci racconta della sua esperienza secondo una diversa prospettiva culturale. All’interno della sua cultura il concetto di femminismo è molto giovane. Il gruppo ha quindi rappresentato per lei una sede di libera espressione attraverso il dialogo e il confronto. Mandana insiste sul concetto di libertà, come a voler sottolineare una sorta di liberazione che avviene attraverso l’espressione condivisa. Condivide con noi la visione di un video trovato sul web (e riportato qui in fondo pagina) “What a feminist look like?”. Nasce un dibattito sulla parola femminismo. Pina mette in luce la reticenza da parte di alcuni suoi interlocutori nel momento in cui si definisce femminista. Elisa interviene parlando del suo video “Se questa è una donna…..” che prende le mosse dall’emblematica frase: “Siamo sicure che del femminismo non ci sia più bisogno?”. Il video, che secondo la modalità dell’accumulazione, ci mette di fronte a una serie di rappresentazioni di corpi femminili (ab)usati dal mercato pubblicitario, ha destato grande interesse, in un momento storico in cui la necessità di dare voce alle donne è sempre più sentita. “I commenti sul video emersi dai vari forum di discussione”, ci dice Elisa, “mi hanno dato l’idea di uno spaccato sulla parola femminismo, ormai stigmatizzata come concetto-parola old fashioned”. E con questa emblematica frase che ricorre in questi dibattiti, si conclude anche il nostro: “ma la parità è stata raggiunta per davvero?”.

Ora abbiamo abbastanza materiale per la stesura della nostra lettera di presentazione al “Premio giornalistico di Siena”: l’ultima mezz’ora la dedichiamo alla scrittura e ci diamo appuntamento a mercoledì prossimo, per l’esposizione dell’oggetto di Rita.

domenica 24 ottobre 2010

A NOVEMBRE

Report Incontro del 20 ottobre

Continuiamo a lavorare e a discutere per sviluppare il nostro Glossario, fatto di parole e sensazioni, frutti della nuova energia che anima le idee del gruppo.
Ma prima di metterci al lavoro io e Teresa comunichiamo due eventi importanti, organizzati da gruppi femminili della città di Siena. Teresa annuncia la premiazione da parte del comune di Siena di Amiri, giornalista e scrittrice di origine iraniana. La premiazione avrà luogo il 29 novembre in occasione della Festa della Toscana. Mi sfugge il titolo dell’evento e per questo mi scuso con Teresa, che senza dubbio ce lo aveva ribadito. All’interno dello stesso evento e sempre il 29 novembre presso la nostra Facoltà ci sarà la proiezione del film documentario “Green days” di Hana Makhmalbaf , giovane e promettente regista iraniana, che sarà presente.
Un altro evento importante, previsto anche esso in novembre e intitolato RE-SISTERS, è organizzato da Stanza della Memoria, a cura di Laura Mattei. L’evento è incentrato sulle Donne del mondo e la loro lotta per i diritti civili e politici. Ad entrambi gli eventi il nostro gruppo parteciperà attivamente.

Tra l’annuncio di un evento e l’altro, Pina suggerisce la proiezione di un film per il 25 novembre, con la tematica afferente alla giornata, quale è “Contro la violenza sulle donne”. Abbiamo suggerito alcuni film, decideremo più avanti quale proiettare.

Nel frattempo discutiamo anche di un argomento a me caro, quale è “La diversità”.
La discussione nasce dal quesito se è giusto o meno trasmettere i modelli già prestabiliti dei diritti delle donne occidentali alle donne che hanno minor consapevolezza dei propri diritti.
Viene ribadito che i diritti umani, nonostante il pericolo di omologazione, devono avere valenza universale. Per quanto riguardo i diritti civili, invece, devono essere considerate la molteplicità e, allo stesso tempo, la specificità dei diritti. Vale a dire che bisogna individuare modelli che tengano conto della cultura, della tradizione, dei costumi e del credo religioso, salvaguardandone l’identità… perché soltanto attraverso di essa, autentica e consapevole, si consolidano i propri diritti. Il dibattito su un tema tanto complesso è chiaramente aperto.

A questo proposito mi viene in mente una citazione della scrittrice indiana Vandana Shiva:
“ …In questi tempi di “pulizia etnica” (…) mentre monoculture si diffondono nella società e nella natura , riconciliarsi con la diversità diventa un imperativo per la sopravvivenza”.

Abbiamo deciso che per mercoledì 27 ottobre lavoreremo sul glossario con particolare attenzione alle parole “identità” e “corpo”. Abbiamo pensato di supportare il nostro lavoro con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, quali foto, libri, filmati, musica, definizioni, ecc. per spaziare in tutti gli ambiti senza limitare le nostre idee.

Diamo, infine, un benvenuto alle nostre nuove amiche Alessia, Carla e Giulia e un ben tornata a Francesca Balestra.

domenica 17 ottobre 2010

13 OTTOBRE: UNA MAPPA PER IL GLOSSARIO

La riunione di mercoledi è stata tutta improntata sulla lavorazione delle parole-chiave, degli strumenti conoscitivi, delle modalità da utilizzare per la costruzione del “glossario”.
Siamo partite dalla mappa costruita da Michela.
Prima di tutto abbiamo introdotto altri termini che nella mappa non comparivano: senso di colpa, padre, potere di cui dobbiamo ancora individuare la dislocazione nella mappa; la parola lavoro, che fuoriesce però da esperienze che il gruppo ha esperito fuori dal contesto degli ‘oggetti’ –punto di partenza che ci siamo date per la costruzione del glossario-a-partire-da-noi- e infine la parola relazione. Quest’ultima, per la sua ricchezza di senso, diventa il terzo “centro” della mappa, che quindi alla fine dovrà essere modellata sulla ragnatela di connessioni stabilite attorno alle tre parole:
CORPO IDENTITA’ RELAZIONE.
Sarebbe interessante, dice Michela, ricostruire una mappa mettendo al centro la parole “relazione” e legandole attorno i termini già individuati o altri che scaturirebbero forse da una nuova lettura ad hoc degli ‘oggetti’.
Come usare la mappa? Come lavorare sui singoli termini?
Forse cominciando a lavorare su una singola parola – CORPO è per tutte la più ‘densa’- e via via sulle altre che inevitabilmente la intersecano. Michela si è impegnata a tradurci le voci sul corpo dal Dictionnaire du corps di Michela Marzano.
Ognuna di noi comincerà a pensare ai materiali bibliografici etc. a partire dalla parola ‘corpo’ a seconda delle proprie competenze/interessi/desideri.
Cominciamo a immaginare che il supporto che reggerà il glossario avrà una struttura dinamica, a rete appunto. Mi viene in mente un CD-ROM pensato come materiale didattico interattivo costruito con questa metodologia flessibile, Michela ce l’ha e lo porterà per condividerlo, è:
“La casa sul filo”, di Letizia Lambertini, Ass. Politiche Sociali - Regione Emilia Romagna, 8 marzo 2001.
E poi: è necessario costruire una bibliografia minima di orientamento per il glossario.
Un testo fondamentale è:
A. Ribero, Glossario della differenza, Regione Piemonte-Commissione Regionale Pari Opportunità, Torino 2008. (ce l’ha Teresa e lo metterà a disposizione).
Un altro testo, suggerito da Michela è il Dizionario politico delle donne o del femminismo, che per quante ricerche abbia fatto su Internet non sono riuscita ad individuare.
La costruzione della bibliografia è un primo passo. Occorrerà poi verificare sui cataloghi cittadini la disponibilità dei testi ed eventualmente dovremo procurarci quelli non disponibili.
Una miniera bibliografica è sicuramente quella della Biblioteca del centro Mara Meoni: Teresa ci ha detto che il suo lavoro di catalogazione sta volgendo al termine, quindi tra breve il suo catalogo sarà disponibile online all’interno dello SBS (Sistema delle Biblioteche di Siena).
Urge “una stanza tutta per noi”!!! dove raccogliere i nostri materiali... nel corso dell’incontro ci sono venute in mente due possibilità... entrambe da verificare...
Per finire vi scrivo i compitini per casa:
- ri-modelliamo la mappa
- guardiamoci intorno: a partire da “corpo”, ognuna si focalizza su quale aspetto?
- ricerca per la bibliografia (1.glossario - 2.corpo)
- pensieri e parole per costruire un ‘manifesto’ del gruppo, un ‘Chi Siamo’ che diventi la pagina d’accesso al nostro Blog.
A mercoledi. Baci.

venerdì 1 ottobre 2010

Report 29 settembre 2010

Mercoledì 29, dopo la lunga pausa estiva , il gruppo ha ripreso le attività. Presenti all'incontro Michela, Pina, Mandana, Fede e Teresa. L'incontro è stato articolato intorno a varie questioni che elenco di seguito.
1. L'improbabile giro di mail che si sono succedute nei giorni scorsi a proposito del progetto sulla scuola attivato dal comune e che vede coinvolte donne del gruppo o, comunque, ad esso vicine. La sensazione è quella di scollamento rispetto ad un percorso di attività che ha visto coinvolto e vede coinvolto il gruppo e che affronta, con le dovute differenze, temi e argomenti comuni. Il gruppo è stato coinvolto e informato da soggetti esterni (masch. Plur. che ci ha inviato la bozza del progetto da loro presentato al comune, associazione amica donna che attua il progetto un provincia), ma non dall'interno. Ancora una volta si è persa l’occasione per stabilire connessioni e creare un percorso di collaborazione, soprattutto considerando la ricchezza di cui ci si potrebbe giovare se le energie fossero unite piuttosto che disperse. È vero, d’altro canto, che non necessariamente ognuna senta l’esigenza di portare le sue esperienze all’interno del contenitore-gruppo e preso atto che il “progetto genitoralità” è un'iniziativa personale di singole che merita tutto il nostro rispetto, la questione è stata archiviata.
2. Il gruppo ha valutato l'opportunità di organizzare una seconda giornata di studio sulla scuola durante l'inverno, tempi e modi sono da definire successivamente. È da valutare, su suggerimento di Mandana, l'opportunità di entrare nelle scuole e intervistare i bambini e le bambine particolarmente quelli e quelle migranti (fattibilità da verificare).Su suggerimento di Michela è da valutare la possibilità di organizzare, al termine dell'anno scolastico, un'iniziativa che coinvolga tutti i soggetti che lavorano su questi temi (la Pia va a scuola!!!).3. Il gruppo ha confermato di darsi come priorità progettuale e identificativa il GLOSSARIO, e a tal fine si è deciso per il prox incontro, mercoledì 6, di lavorare insieme alla creazione di un file che raccolga tutto il materiale inerente al glossario e possa essere stampato, in modo che ognuna possa rileggere tutto e si possa fare il punto della situazione (scelta del materiale da utilizzare, progetto, metodo, etc. etc.).
4. Blog. Fede metterà sul blog il video del convegno e si attendono commenti e valutazioni da poter far, eventualmente, confluire in una seconda iniziativa.Si è, inoltre, deciso di creare un indirizzo mail del gruppo e una mailing list aperta da utilizzare per promuovere iniziative, informare su eventi, etc etc. E, infine, aprire un forum all'interno del blog che accolga commenti, suggerimenti, consigli, critiche esterni. Si occupa di tutto Fede, rivolgersi a lei per chiarimenti eventuali.
Infine, per chi fosse interessata, vi segnalo la conferenza sulla “Pedagogia dei genitori” che sarà tenuta dal prof. Zucchi, nella Sala Convegni di Pienza venerdì 8 ottobre alle 17.30.
Buon lavoro a tutte.

sabato 20 febbraio 2010

REPORT 17 FEBBRAIO -RASSEGNA CINEMATOGRAFICA- E ODG

Mandana ci dice che il CPO vorrebbe organizzare insieme a noi una rassegna cinematografica per l’8 marzo. In realtà, era già da un po’ che pensavamo alla possibilità di organizzare un ciclo di proiezioni su Donne e libertà e crediamo che questa potrebbe essere l’occasione per dare sbocco alle nostre idee. Ci soffermiamo quindi sulla rassegna, anche perché i tempi sono stretti. La scelta del titolo risponde almeno a un paio di ragioni. La prima, è la richiesta di Mandana di rendere omaggio a donne che, come l’iraniana Neda, sono morte lottando per la libertà dei loro popoli. La seconda ragione è più generale e riguarda il bisogno di alcune di noi di guardare e mostrare le donne anche nella loro grandezza, bellezza… nella loro libertà. Abbiamo buttato giù almeno quindici titoli di film (Mariagrazia ha tutto l’elenco) e alla fine abbiamo scelto i quattro film che appaiono nella locandina che Mandana ha preparato per noi e che ora vi segnalo. “Il Giardino dei limoni” (3 marzo) vuole essere un omaggio a donne libere che fanno politica in certi scenari cruenti come lo è il conflitto tra palestinesi e israeliani. “Juno” (10 marzo) rappresenta la libertà femminile nella maternità . “Lezioni di piano” (17 marzo), declina la libertà nella sessualità e identità sessuale. E, infine, con il musical “Mamma mia!” (24 marzo), la scelta più controversa e discussa di tutte e quattro, si vuole dare spazio alla leggerezza della libertà vissuta attraverso la gioia della musica e della danza. Si pensava a un film corale. Collegata a quest’ultima scelta ci viene in mente una frase da mettere nella locandina che, come ha detto Pina, rimanda allo spirito con cui abbiamo voluto questa rassegna: “Se non si può ballare, questa non è la mia rivoluzione” (Emma Goldman). Tutto qui. Rinvio alla locandina per i dettagli della rassegna che spero piaccia a tutte (se qualcuna volesse fare qualche suggerimento, modifica o puntualizzazione sarebbe il caso di farlo il prima possibile visto che il ciclo parte tra dieci giorni!). Pina ha prenotato l’aula cinema della Facoltà di Lettere per i quattro mercoledì indicati su dalle 18-20 (non era possibile prima).

Abbiamo occupato quasi tutte le due ore a organizzare questa iniziativa. Nei pochi minuti restanti abbiamo ripreso l’oggetto di Veronica -Manifesto di Rivolta Femminile, di Carla Lonzi- e abbiamo cominciato a parlarne. To be continued…

ODG per mercoledì 24: Elisa presenta il suo oggetto o si prosegue la rilettura dell’oggetto di Veronica. Elisa, ce la fai per mercoledì prossimo?

Buona domenica a tutte.


REPORT 17 FEBBRAIO -RASSEGNA CINEMATOGRAFICA- E ODG


Mandana ci dice che il CPO vorrebbe organizzare insieme a noi una rassegna cinematografica per l’8 marzo. In realtà, era già da un po’ che pensavamo alla possibilità di organizzare un ciclo di proiezioni su Donne e libertà e crediamo che questa potrebbe essere l’occasione per dare sbocco alle nostre idee. Ci soffermiamo quindi sulla rassegna, anche perché i tempi sono stretti. La scelta del titolo risponde almeno a un paio di ragioni. La prima, è la richiesta di Mandana di rendere omaggio a donne che, come l’iraniana Neda, sono morte lottando per la libertà dei loro popoli. La seconda ragione è più generale e riguarda il bisogno di alcune di noi di guardare e mostrare le donne anche nella loro grandezza, bellezza… nella loro libertà. Abbiamo buttato giù almeno quindici titoli di film (Mariagrazia ha tutto l’elenco) e alla fine abbiamo scelto i quattro film che appaiono nella locandina che Mandana ha preparato per noi e che ora vi segnalo. “Il Giardino dei limoni” (3 marzo) vuole essere un omaggio a donne libere che fanno politica in certi scenari cruenti come lo è il conflitto tra palestinesi e israeliani. “Juno” (10 marzo) rappresenta la libertà femminile nella maternità . “Lezioni di piano” (17 marzo), declina la libertà nella sessualità e identità sessuale. E, infine, con il musical “Mamma mia!” (24 marzo), la scelta più controversa e discussa di tutte e quattro, si vuole dare spazio alla leggerezza della libertà vissuta attraverso la gioia della musica e della danza. Si pensava a un film corale. Collegata a quest’ultima scelta ci viene in mente una frase da mettere nella locandina che, come ha detto Pina, rimanda allo spirito con cui abbiamo voluto questa rassegna: “Se non si può ballare, questa non è la mia rivoluzione” (Emma Goldman). Tutto qui. Rinvio alla locandina per i dettagli della rassegna che spero piaccia a tutte (se qualcuna volesse fare qualche suggerimento, modifica o puntualizzazione sarebbe il caso di farlo il prima possibile visto che il ciclo parte tra dieci giorni!). Pina ha prenotato l’aula cinema della Facoltà di Lettere per i quattro mercoledì indicati su dalle 18-20 (non era possibile prima).

Abbiamo occupato quasi tutte le due ore a organizzare questa iniziativa. Nei pochi minuti restanti abbiamo ripreso l’oggetto di Veronica -Manifesto di Rivolta Femminile, di Carla Lonzi- e abbiamo cominciato a parlarne. To be continued…

ODG per mercoledì 24 febbraio: Elisa presenta il suo oggetto o si prosegue la rilettura dell’oggetto di Veronica. Elisa, ce la fai per mercoledì prossimo?

Buona domenica a tutte.

locandina film 8 marzo.ppt